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Quattro risate

Ed i distruttori sono creature buone per natura 🤣.
 
Nota introduttiva: al fine di una migliore esperienza multimediale-interattiva e socio-culturale, al lettore è caldamente consigliato di procurarsi un robusto bastone od oggetto simile, possibilmente in materiale ligneo o metallico, da utilizzare dopo la lettura del testo, nel modo che gli sarà spiegato.

Il seguente racconto, tratto dal pluripremiato romanzo "Le minc**ate del Buon SM - 101 storie di ordinaria follia" (Dinosauro Edizioni), è ispirato a un fatto realmente accaduto. Si rammenta che nessun calendario è stato maltrattato. Nomi, cose, città, colori, animali, frutta e verdura, oltre ad essere freschissimi, verranno omessi per proteggere la privacy degli interessati. Preme inoltre ricordare che è tassativamente vietato parlare al conducente. E anche attraversare i binari. Buona lettura.

Premessa. Può sembrare che la storia non sia ancora iniziata, e che la premessa sia una continuazione delle note introduttive, ma non è così. Dicevo, premessa: sto facendo lavoretti in casa. "E 'sti ca**i", direte voi. E sarei anche d'accordo, anche se questo non è lo spirito giusto per cominciare.
I lavoretti che sto facendo sono di tipo elettrico/illuminotecnico (!!!): in buona sostanza sto sostituendo un lampadario con dei pannelli a led. Il suddetto lampadario verrà spostato in un altro ambiente. Lo sto facendo per valorizzare la stanza. Non è vero: lo sto facendo perché quando si sceglie un lampadario bisogna tenere in considerazione solo una cosa: se la luce emessa è adatta allo scopo. Faccio un'esempio: avete presenti le lucine che illuminano le lapidi, al cimitero, così piccine, così carine? Sono adatte allo scopo? Si, perché la luce che emettono è sufficiente a leggere le scritte sulla lapide. Sarebbero adatte a illuminare uno stadio per la finale dei Mondiali di calcio? Direi di no, salvo (forse) impiegarne qualche decina di centinaia di miliardi. Così facendo però, la preparazione dell'impianto d'illuminazione per i Mondiali del 2022 sarebbe dovuta cominciare nel 1977, massimo '78.
Tornando al mio lampadario, fu scelto solo ed esclusivamente su base estetica. A dire il vero avevo qualche perplessità per gli attacchi delle lampade E14 (aka "attacco piccolo"): anche impiegando le 3 lampade più potenti in commercio, non è detto che illumini bene un ambiente di 20 metri quadrati. Anzi, è sicuro che non lo illumini bene. Anzi, è sicuro che sei praticamente al buio. Ma il lampadario era (è) bello e ci stava (ci sta, ci starebbe) bene, ce ne siamo innamorati subito, non è costato neanche moltissimo e poi, francamente, pensavo di poter agevolmente sostituire i portalampada. Pensavo. Pensavo male. Morale della favola: anche solo per scrivere la lista della spesa (che si, ok, potremmo dettarla ad Alexa, ma scripta manent, verba volant e pure bestemmiae volant quando Alexa aggiunge "cestelli" al posto di "piselli") ci siamo attrezzati con fari attaccati a impalcature maestose: esteticamente è una via di mezzo fra un cantiere e il circo. Anzi, è più simile al circo.
Cosa si fa in questi casi? Si sostituisce il lampadario con tre pannelli a led discretamente potenti e mediamente bellini, che ci evitano sia l'effetto circo, sia l'effetto talpa (le talpe sono notoriamente cieche e noi ci stavamo avviando sulla stessa strada). Il lampadario bello lo mettiamo sopra un divano, così crea atmosfera e se si dovesse staccare dal tetto almeno è sicuro che ci ammazza, mentre dove si trova (trovava) adesso (fino a ieri) c'era qualche speranza di sopravvivere.
A questo punto della storia è bene puntualizzare una cosa: se dovevo pagarmi l'elettricista per montare/smontare/spostare/modificare/aggiustare/automatizzare/ecceterizzare, state sicuri che rimanevo col portalampada volante e la lampadina a filamento vecchia maniera (di quelle che durano vent'anni o giù di li). Stop. Ma siccome m'arrangio ed è una cosa che mi piace fare, ci perdo un po' di tempo e mi serve anche da anti-stressss (non so perché, questa parola mi piace solo se ci sono quattro 's' finali. A voi no?).

Adesso pigiamo il pulsante F.Fwd, quello con le due freccine così >>, e passiamo direttamente al lavoro quasi completo (anche perché la fase intermedia è maledettamente noiosa).
I pannelli led sono finalmente in posizione, resta solo da provarli. "TAC!" Belli! Finalmente l'illuminazione è decente! Peraltro ho fatto in modo da accenderli in due gruppi, così quando vogliamo diventare orbi e/o non ci sono liste della spesa da scrivere ne accendiamo solo uno, quando invece abbiamo il desiderio competere con la luce del sole li accendiamo tutti. Perfetto.
Perfetto un ca**o...! Dopo un tempo compreso fra circa 3 e circa 9 milioni di millisecondi si sono guastati tutti i pannelli led. Tutti. E sottolineo: tutti. Il 100% del campione. Tre su tre. Tutti. Una cosa del genere non mi era mai successa, giuro. Uno difettoso ci potrebbe anche stare (sarebbe comunque altino come tasso di difettosità, ma costano poco, vabbé...). Due pannelli difettosi... ehm... vabbé dai, costano davvero poco, forzatamente ci può stare. Tre su tre no, non ci può stare, qualcosa non quadra.
L'unica cosa certa è che non può essere stato un mio errore. Non perché io sia infallibile, anzi. Ma in un collegamento del genere c'è ben poco da poter sbagliare. Casomai si può dimenticare di collegare un filo e il led non si accende. Oppure, a limite, si può collegare tutto in corto circuito e salta per aria l'intero quartiere. Insomma, non può succedere niente di particolarmente grave. Ma comunque io non ho sbagliato. Non posso aver sbagliato, quindi non ho sbagliato. Se pensate il contrario state sbagliando. Voi, non io.
In casi come questo, per fare mente locale (detta anche "LAM", dall'inglese: Local Area Mente), ci vuole un caffè e una sigaretta. Spesso capita che, quando uno ha intenzione di prepararsi un caffè giunga una voce da lontano: "Ti stai facendo il caffè? Non è che ne faresti uno anche per me?" (da notare quanta poesia in una frase che, di fatto, rappresenta un comando, non una cortese richiesta). Faccio il primo caffè e rifletto sul guasto ai led. Bevo il primo caffè e rifletto. Faccio il secondo caffè e rifletto. Bevo il secondo caffè e rifletto. Mi sa che rifletto troppo. Preparo il terzo caffè, sospendo momentaneamente le riflessioni, lo porto a mia moglie e riprendo a riflettere. In tutto questo riflettere, oltre a non aver acceso la sigaretta (meglio, son d'accordo con voi), mi è balenata un'idea (le idee balenate sono idee molto grandi, possono raggiungere anche i 30 metri di lunghezza): "Vuoi vedere che...". Si, voglio vedere che. Ho visto che e ho capito che...
Quel grandissimo T.d.M. (dove "T" non sta per "turbo" e "M" non sta per "motore") che ha imballato sti benedetti pannelli a led ha inserito nelle confezioni gli alimentatori sbagliati. O meglio, le caratteristiche scritte sugli involucri in pseudo-plastica sono corrette (anche se un po' naif), ma ciò che stava all'interno aveva tutt'altre caratteristiche. E i led sono saltati. Tutti. Ovviamente lunedì andrò a farmi sentire dal cinese. Non so se, oltre a sentirmi, capirà cosa gli dirò, ma quella è un'altra storia. A proposito: li avete presi i bastoni? Ecco, bene: prestatemeli. Martedì ve li rendo, giuro.

(E comunque ora sono davvero col portalampada penzolante... Chi l'avrebbe mai detto?)
 
clapclap
Messaggio doppio unito:

Non è facile narrare come fai tu!
 
Quando ero piccolo...
Sentivo gli adulti parlare e non capivo. O meglio, capivo quello che riuscivo a capire.

Veniamo al dunque:
"Costa l'ira di Dio"
Io capivo "Lira di Dio", pensando che la Lira di Dio fosse una moneta di valore particolarmente alto.

"Pagamento contanti"
Io capivo "con tanti" quindi qualcosa che costava "lira di Dio"

Ed è stato un sollievo scoprire che "domicilio" e "omicidio" fossero cose differenti, e quindi si poteva farsi consegnare qualcosa "a domicilio" senza rischiare la pelle.

Rimasi a bocca aperta quando appresi che "il clavicembalo ben temperato" era una composizione di Bach e non avevano fatto la punta alle gambe dello strumento.

E restando in tema, ci volle un po' ad accettare che i colori "a tempera" non andavano temperati.

E che manco il vetro "temperato" era un vetro appuntito.

Provai sollievo pure nell'imparare che viaggiando su un auto "con motore a scoppio" non c'era rischio impellente di esplodere.

E poi mi chiedevo perché in "trattoria" non ci fosse l'ombra di un trattore (il perché l'ho imparato pochi anni fa a dire il vero).

E quando la Rai annunciava che la trasmissione era "a colori" ero molto deluso nel constatare che sulla mia tv si vedeva sempre in bianco e nero. 🤔
(Questa la possono capire solo quelli di una certa età)

E mi chiedevo perché stracavolo il volante si chiamasse "volante" e non "guidante".

E perché né i freni "a disco" né quelli "a tamburo" servissero per fare musica.

E voi, da piccoli non vi facevate domande che per gli adulti erano stupide? 🤔
 
Riguardo all'"ira di Dio" avevo un concetto molto simile. Ci crediate o no, conosco persone -adulte e con qualche pelo bianco più di me- le quali restano fermamente convinte che il senso sia realmente quello (buon per loro: si vede che non conoscono il concetto di "ira" oppure, se lo conoscono, non sanno che si chiama così).

La tempera per me era inequivocabilmente il materiale legnoso di scarto derivante dall'atto di temperare la matita. Quando sentii nominare per la prima volta il colore a tempera, scoprendo che era "cremoso", fui curioso di capire come diavolo facessero a trasformare il legno in un impasto così omogeneo, senza grumi e colorato. Quando scoprii che non c'entrava niente col legno della matita appena temperata, ne rimasi sconvolto. Tutt'ora mi sento sconvolto, se ci penso. Incredibile.

La TV a colori è una di quelle cose che provoca in me emozioni fortissime e sentimenti contrastanti fra loro (ma equidistanti fra l'odio e il rancore).
La TV a colori noi l'abbiamo avuta intorno al 1983. Aveva una bella scritta Trinitron, un megagalattico display a segmenti e uno sportellino con apertura a scatto, dietro il quale c'erano tanti pulsantini e rotelline: ricordo che, di nascosto (ovviamente), salivo sulla sedia e aprivo lo sportellino per poterli ammirare. E sognavo di manovrarli, ma non mi azzardavo a farlo perché avrei potuto mettere in pericolo l'esistenza del genere umano (ma soprattutto avrei messo in pericolo la mia di esistenza: se mio padre se ne accorgeva erano davvero ca**i amari!).
E poi... e poi... aveva una di quelle cose che voi umani non potete neanche lontanamente immaginare. Signore e signori, ladies and gentlemen: il telecomando! Aveva il telecomando!!! E chi l'aveva mai visto un telecomando prima di allora?!? Cioè praticamente tu puoi cambiare canale e regolare il volume senza bisogno di alzarti ogni 3 secondi! Pazzesco!
Bella la TV a colori, bella davvero. Ma noi non la usavamo. No. Noi si usava la vecchia TV di mia nonna, in bianco e nero. Senza telecomando (o meglio: la funzione di telecomando era affidata a me: "Accendi la TV. Metti su Rai 1. Abbassa il volume." E io mi alzavo ed eseguivo: in pratica avrebbero dovuto chiamarmi Alexo).
Quando si guastava, si chiamava il signor Nello, che veniva l'indomani di buon'ora: cambiava una valvola e lo schermo desaturato tornava in vita. Fino alla fine degli anni '80 pensavo che Uan fosse verde e Generale Lee fosse bianca. Che tristezza.
Poi, finalmente, il signor Nello è andato in pensione: l'ultimo guasto alla vecchia TV della nonna fu anche l'ultimo prima di rottamarla. Il tanto sospirato momento di poter vedere la TV a colori, come le persone normali, era arrivato! E finalmente si poteva usare anche Sua Maestà il Telecomando (quello vero, non il surrogato umano, cioè il sottoscritto).

Il freno a disco e quello a tamburo. Sapevo che il freno a disco era più raffinato di quello a tamburo. In effetti il disco era in grado di suonare tutti gli strumenti di un brano, mentre il tamburo poteva fare solo... il tamburo, e basta. Da ciò doveva sicuramente derivare la differenza nella denominazione. (Ok, questa me la sono inventata di sana pianta, ma nella testa di un bambino di provincia, cresciuto negli anni '80, ci poteva anche stare).

Adesso invece aggiungo benzina sul fuoco e vi racconto alcuni dei traumi più gravi che ho subìto da piccolo.
Il più atroce è la "faccenda dello zio postumo". Siamo sempre intorno al 1983 (forse '84, ma chissenefrega). A quel tempo, tutti i miei zii erano sposati, tranne una, la più giovane. Quando si è piccoli, almeno così era ai miei tempi, la famiglia era composta così come l'hai conosciuta: zio X e zia Y sono un monoblocco, li ho conosciuti così e me li tengo così. Lo stesso vale per tutte le coppie di zii. E lo stesso valeva per la zia J: siccome l'ho conosciuta signorina, sarebbe invariabilmente rimasta signorina. Fine della storia. Ma invece zia J, che ai tempi, fondamentalmente, era una ragazza (e pure molto carina), non aveva proprio intenzione di restare zitella. Così un bel giorno mi fu presentato un signore e mi fu detto che potevo dargli del tu e chiamarlo zio. Perché mai dovevo chiamare zio un perfetto sconosciuto? Perché poi, proprio "zio"? Beh, come potete immaginare, il perfetto sconosciuto era il fidanzato di zia J, che poi divenne suo marito, nonché padre dei suoi figlioli. Ma per me il fatto di dover aggiungere uno zio alla famiglia fu un trauma.

Sempre a proposito di zii, e negli stessi anni. Vicino casa mia abitavano due zii di mia madre: uno zio maschio e una zia femmina, entrambi anziani (che poi, all'epoca, avranno avuto si e no un 55 anni, ma per me erano anziani). Non capivo perché non avessero dei figli, ma forse non li avevano voluti o forse non gli erano "capitati", non so. A essere proprio sincero non capivo neanche perché dormissero in letti separati: se due sono sposati dovrebbero dormire nel letto matrimoniale. Un giorno feci una domanda ingenua a mia madre: "ma perché zio A e zia B non portano la fede?" e mia madre: "Perché non sono sposati". Avevo capito tutto! Ecco perché non avevano figli e non dormivano nello stesso letto: non erano sposati, quindi era peccato!
Un giorno, non ricordo come, di sicuro fu per caso, ebbi una notizia incredibile che lasciò un segno indelebile nella mia percezione dell'umanità: zio A e zia B non erano sposati (e questo lo sapevo già) e non avevano neanche una relazione sentimentale fra loro: erano semplicemente fratello e sorella. Ditemi se questo è o non è un trauma infantile.

Per adesso mi fermo, anche perché è ora di cena e ho molta fame. Ma qualche altra cosuccia da raccontare ce l'ho ;)
 
I tuoi racconti sono sempre gustosi ed esilaranti. 😂😂
Ma il vetro temperato che relazione poteva quindi avere con la limatura del legno di matita e con quegli strani colori cremosi? 🤔
 
Io ho scoperto le magie del vetro temprato quando ne ho trovato uno in pezzi....
 
Beh, a me è esploso un vetro della doccia, e potete solo immaginare la scena, dato che ero DENTRO la doccia. Per fortuna che il vetro temperato non si tempera col temperamatite 😂😂
 
Se fin'ora non ho citato il vetro temperato non è un caso...

Prima di tutto bisogna distinguere due periodi storici, ben delimitati da un evento esplosivo che si è verificato in casa mia quand'ero bambino.
Nell'era pre-esplosiva, anch'io ero fermamente convinto che il vetro temperato fosse ben appuntito. Ma siccome non rientrava nella mia dotazione di cancelleria per la scuola, era solo una mia supposizione: di fatto non l'avevo mai visto (o almeno, così pensavo).
Poi, non si sa come e, soprattutto, non si sa il perché, venne un giorno in cui il vetro del forno a gassi decise di esplodere. Il botto me lo ricordo ancora benissimo, così come mi ricordo i miliardi di frammenti sparsi ovunque e il viso sconvolto di mia madre, che era appena passata davanti al forno e si trovava a 50 cm dal luogo del disastro e se la cavò con solo qualche taglio superficiale alle gambe.
Da quel momento si entra nell'era post-esplosiva (era nella quale mi trovo ancora oggi): il vetro temperato è un tipo di vetro particolare che ha la proprietà di esplodere spontaneamente, per dispetto.

A proposito di vetro, a quei tempi esisteva anche il vetro "retinato" (non so se tecnicamente si chiama così). Veniva fuso con una fine rete metallica al suo interno ed era una sorta di vetro antinfortunistico. Secondo me, bambino, era impossibile da rompere.
Una volta mi trovavo a casa di mio zio, credo fosse il giorno di Pasqua, e giocavo insieme ai miei "cuginetti" (che già a 13 anni erano alti 1 metro e 90). Mio zio aveva una stalla coperta dove teneva le capre di sera e di notte, adiacente a un piccolo piazzale sterrato e recintato dove le lasciava libere di mattina. Quando le capre erano nella stalla, rimaneva spazio sufficiente per giocare alla "casa". Quello str*nzo di mio Il mio adorato "cuginetto", essendo più grande di me (anche anagraficamente), era ovviamente il padrone della "casa": organizzava il gioco, "proponeva" le regole e guai a chi sgarrava. La sua sorellina, troppo piccola per poter partecipare ai giochi "da grandi", doveva essere cacciata via in qualche modo. Di solito bastava dirle che stavamo per chiamare le "anime dei mostri senza occhi" e lei fuggiva in casa, lasciandoci campo libero. A quel punto, siccome la "casa" aveva già un padrone/occupante(/dittatore), bisognava popolare il piazzale con una capra. E ovviamente era fuori discussione usufruire della capra vera. Secondo voi, a chi toccava il ruolo di capra? Avete indovinato: al sottoscritto. Le capre, è risaputo, a volte danno testate e/o cornate. Siccome io quando giocavo ci mettevo passione, anche quando il mio ruolo non era molto prestigioso, sono entrato perfettamente nella parte e ho cominciato a dare testate a una finestrella che aveva il vetro retinato. E ho scoperto che, incredibilmente, non era indistruttibile come io pensavo.
Riepilogando:
- avevo rotto il vetro (retinato);
- da una prima indagine è subito emerso che l'avevo rotto a testate (e ho pure dovuto spiegare che stavo facendo la capra...);
- senza rendermene conto, avevo tutti i vestiti infangati (più da maiale che da capra);
- <<Ma sei cretino che dici a tua cugina che chiami i "mostri senza occhi"? Ora te li do io i mostri! Con gli occhi però!>>;
Ciò che si può tranquillamente definire una giornata di mer*a. E mi era pure crollato il mito del vetro "indistruttibile".

Ora scusate ma ho di nuovo fame...
 
Raga non mi bastano quelle della macchina, son riuscito a bucare quella della carriolaLOL
Modalità gommista ammiocuggino ON e si smonta la gomma con sgrassatore e piede di porco in morsa e via con il tip top da bicicletta, ho provato il brivido della vulcanizzazione, dopo aver fatto scoppiare la gomma precedente l’anno scorsoLOL
 
Riportavo in modo edulcorato la massima di un installatore di infissi e vetri per una quindicina d'anni..mm
 
Alcune domande:

Mi volevo informare per l'acquisto di una casa. Sono entrato in un caseificio, ma di case nemmeno l'ombra, è normale?

Se cerchi droga, non devi andare dal droghiere ma dallo spacciatore. Però se vai allo spaccio non trovi spacciatori. 🤔🤔

Come mai gli ovini non producono uova?

Se il giornalista scrive i giornali, perché il camionista non costruisce camion?

E, a proposito di camionista, se vai in camion sei camionista, se vai in auto, automobilista, se vai in motociclo, motociclista, se vai in bici (detta anche ciclo), sei ciclista.
Se vai a piedi....pedone. 🤔

Perché le melanzane alla parmigiana, a Parma, non le fa nessuno? (Qui la risposta sarebbe anche seria 😂)

Il profumo al sandalo sa di piedi?

Avere una mamma è prerogativa dei mammiferi?

Il piatto forte dello chef può essere servito su un piatto....piano?

Ma soprattutto: chi rurgo?
 
Ci sono giorni che mi sento pimpante, super operativo, ho voglia di fare un sacco di cose e più ne faccio più ne voglio fare: è davvero una bella sensazione! Oggi comunque non è uno di quei giorni. Oggi non voglio fare niente. Forse non tutti sanno che, per l'uomo sposato, il voler far niente in realtà significa dover svolgere un minimo indispensabile di attività e/o servizi per la/nella casa e/o per conto della moglie e/o affini e relativi parenti di primo grado. Mi verrebbe di definirle corvées, ma non lo farò.
Spazzare il cortile? Ma anche no. Cambiare l'acqua alla tartaruga? Ma neanche lontanamente. Riordinare il banco da lavoro? Ma non se ne parla proprio. Ci sono! Vado all'isola ecologica a buttare le bottiglie di plastica! Minc*ia sono un genio!

Ore 10.40: ho iniziato a pressare la prima bottiglia.
Ore 10.43: ho finito di pressare la prima bottiglia.
Ore 10.45: ho riposto la prima bottiglia nel sacchetto. Mi sa che devo accelerare un po'.
[...]
Ore 11.12: tutte le bottiglie sono pressate, riposte nel sacchetto che ho riposto nel bagagliaio. (Da non confondere con Riposto che è una bella località sul mare, in provincia di Catania. Volendo è raggiungibile anche col treno.)

Ore 11.38: dopo 26 minuti di ciclo-idle del sistema al 99% (aka "cazzeggio puro"), mi sa che devo andare, altrimenti l'isola chiude e figura che non ho fatto niente di utile, e non vorrei.
- "Amo'"
- "Si."
- "Sto and..."
- "Si, infatti. Che poi secondo me [...]"
Boh. Sarà al telefono.

Ore 11.43:
- "Amoooo'"
- "[...] ovviamente non si può pretendere che [...]"
Sarà ancora al telefono. Intanto vado, che è già tardi e non vorrei che l'isola chiudesse e poi figura che non ho fatto niente, ecc, ecc.

(Faccio notare che l'isola ecologica è distante 200 metri da casa mia. E ci sono andato con la macchina. E non c'era traffico. E con l'addetto ci siamo
soltanto salutati. Il tempo massimo stimato a norma ISO è di 76 secondi.)
Ore 11.56:
- "Amo' sono stato a buttare la plastica. Eri al telefono e non ti ho voluto disturbare."
- "Si, stavo mandando un vocale. Ma comunque l'avevo capito. Cioè, avevo capito che oggi proprio non c'hai voglia di fare un ca**o."

Secondo voi si tratta d'intuito femminile o di semplice interpretazione dei fatti?
 
O la guerra dei Roses? 😂
Messaggio doppio unito:

Comunque oggi sono apatico, abulico, asfittico, anemico, atavico...annamo bene...pure io.🤦🏻‍♂️
 
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