Riguardo all'"ira di Dio" avevo un concetto molto simile. Ci crediate o no, conosco persone -adulte e con qualche pelo bianco più di me- le quali restano fermamente convinte che il senso sia realmente quello (buon per loro: si vede che non conoscono il concetto di "ira" oppure, se lo conoscono, non sanno che si chiama così).
La tempera per me era inequivocabilmente il materiale legnoso di scarto derivante dall'atto di temperare la matita. Quando sentii nominare per la prima volta il colore a tempera, scoprendo che era "cremoso", fui curioso di capire come diavolo facessero a trasformare il legno in un impasto così omogeneo, senza grumi e colorato. Quando scoprii che non c'entrava niente col legno della matita appena temperata, ne rimasi sconvolto. Tutt'ora mi sento sconvolto, se ci penso. Incredibile.
La TV a colori è una di quelle cose che provoca in me emozioni fortissime e sentimenti contrastanti fra loro (ma equidistanti fra l'odio e il rancore).
La TV a colori noi l'abbiamo avuta intorno al 1983. Aveva una bella scritta Trinitron, un megagalattico display a segmenti e uno sportellino con apertura a scatto, dietro il quale c'erano tanti pulsantini e rotelline: ricordo che, di nascosto (ovviamente), salivo sulla sedia e aprivo lo sportellino per poterli ammirare. E sognavo di manovrarli, ma non mi azzardavo a farlo perché avrei potuto mettere in pericolo l'esistenza del genere umano (ma soprattutto avrei messo in pericolo la mia di esistenza: se mio padre se ne accorgeva erano davvero ca**i amari!).
E poi... e poi... aveva una di quelle cose che voi umani non potete neanche lontanamente immaginare. Signore e signori, ladies and gentlemen: il telecomando! Aveva il telecomando!!! E chi l'aveva mai visto un telecomando prima di allora?!? Cioè praticamente tu puoi cambiare canale e regolare il volume senza bisogno di alzarti ogni 3 secondi! Pazzesco!
Bella la TV a colori, bella davvero. Ma noi non la usavamo. No. Noi si usava la vecchia TV di mia nonna, in bianco e nero. Senza telecomando (o meglio: la funzione di telecomando era affidata a me: "Accendi la TV. Metti su Rai 1. Abbassa il volume." E io mi alzavo ed eseguivo: in pratica avrebbero dovuto chiamarmi Alexo).
Quando si guastava, si chiamava il signor Nello, che veniva l'indomani di buon'ora: cambiava una valvola e lo schermo desaturato tornava in vita. Fino alla fine degli anni '80 pensavo che Uan fosse verde e Generale Lee fosse bianca. Che tristezza.
Poi, finalmente, il signor Nello è andato in pensione: l'ultimo guasto alla vecchia TV della nonna fu anche l'ultimo prima di rottamarla. Il tanto sospirato momento di poter vedere la TV a colori, come le persone normali, era arrivato! E finalmente si poteva usare anche Sua Maestà il Telecomando (quello vero, non il surrogato umano, cioè il sottoscritto).
Il freno a disco e quello a tamburo. Sapevo che il freno a disco era più raffinato di quello a tamburo. In effetti il disco era in grado di suonare tutti gli strumenti di un brano, mentre il tamburo poteva fare solo... il tamburo, e basta. Da ciò doveva sicuramente derivare la differenza nella denominazione. (Ok, questa me la sono inventata di sana pianta, ma nella testa di un bambino di provincia, cresciuto negli anni '80, ci poteva anche stare).
Adesso invece aggiungo benzina sul fuoco e vi racconto alcuni dei traumi più gravi che ho subìto da piccolo.
Il più atroce è la "faccenda dello zio postumo". Siamo sempre intorno al 1983 (forse '84, ma chissenefrega). A quel tempo, tutti i miei zii erano sposati, tranne una, la più giovane. Quando si è piccoli, almeno così era ai miei tempi, la famiglia era composta così come l'hai conosciuta: zio X e zia Y sono un monoblocco, li ho conosciuti così e me li tengo così. Lo stesso vale per tutte le coppie di zii. E lo stesso valeva per la zia J: siccome l'ho conosciuta signorina, sarebbe invariabilmente rimasta signorina. Fine della storia. Ma invece zia J, che ai tempi, fondamentalmente, era una ragazza (e pure molto carina), non aveva proprio intenzione di restare zitella. Così un bel giorno mi fu presentato un signore e mi fu detto che potevo dargli del tu e chiamarlo zio. Perché mai dovevo chiamare zio un perfetto sconosciuto? Perché poi, proprio "zio"? Beh, come potete immaginare, il perfetto sconosciuto era il fidanzato di zia J, che poi divenne suo marito, nonché padre dei suoi figlioli. Ma per me il fatto di dover aggiungere uno zio alla famiglia fu un trauma.
Sempre a proposito di zii, e negli stessi anni. Vicino casa mia abitavano due zii di mia madre: uno zio maschio e una zia femmina, entrambi anziani (che poi, all'epoca, avranno avuto si e no un 55 anni, ma per me erano anziani). Non capivo perché non avessero dei figli, ma forse non li avevano voluti o forse non gli erano "capitati", non so. A essere proprio sincero non capivo neanche perché dormissero in letti separati: se due sono sposati dovrebbero dormire nel letto matrimoniale. Un giorno feci una domanda ingenua a mia madre: "ma perché zio A e zia B non portano la fede?" e mia madre: "Perché non sono sposati". Avevo capito tutto! Ecco perché non avevano figli e non dormivano nello stesso letto: non erano sposati, quindi era peccato!
Un giorno, non ricordo come, di sicuro fu per caso, ebbi una notizia incredibile che lasciò un segno indelebile nella mia percezione dell'umanità: zio A e zia B non erano sposati (e questo lo sapevo già) e non avevano neanche una relazione sentimentale fra loro: erano semplicemente fratello e sorella. Ditemi se questo è o non è un trauma infantile.
Per adesso mi fermo, anche perché è ora di cena e ho molta fame. Ma qualche altra cosuccia da raccontare ce l'ho
