Du' palle essere quello che riprende un thread... con materiale strano.
Se non avete la testa infilata in un panettone (io team pandoro, sappiatelo) dovreste sapere che un po'
tanti cittadini americani hanno fatto una visita-lampo in Venezuela per portare in vacanza a NewYork una persona. Questa persona per mestiere faceva il capo di stato in una nazione che
non sono gli stati uniti d'america e il suo mestiere ad ora lo sta facendo ad interim un'altra persona che, secondo quanto dichiarato, non sta così antipatica agli stati uniti d'america.
Piccola parentesi semi politica per dare contesto, e nient'altro.
Una delle ragioni dette e che sembrano plausibili per questa "gita" di tante persone statunitensi è di avere un controllo più stretto delle risorse petrolifere di un paese che ne ha... TANTO. Ma non ne vende così tanto.
Fonte
https://www.ilpost.it/2026/01/05/petrolio-pesante-venezuela-problemi/
Secondo i dati forniti da Al Jazeera e riassiunti da il Post in questo grafico, pur disponendo di riserve superiori a quelle dell'Arabia Saudita, il Venezuela esporta un cinquantesimo del paese del vicino oriente ed un trentesimo di Russia o USA.
Sfruttare queste riserve però è complicato in termini puramente tecnologici (estrarre) ed industriali (raffinare), visto che il tanto petrolio del centro america è di un tipo meno... raffinerie friendly.
Si tratterebbe di un petrolio con molecole più complesse, dense, pesanti, con un superiore tenore di zolfo che lo renderebbe comunque più complicato da rendere facilmente vendibile (e quindi, di minor valore sul mercato) ma mancherebbero, secondo l'articolo de Il Post,
anche le strutture raffinatorie necessarie per trasformare tanta materia prima in un buon semilavorato per le varie industrie, in grado cioè di essere commercializzato quasi in tutto il mondo per le varie stazioni di raffinazione che intendono acquistarlo.
Da qui in poi sono mie speculazioni e ragionamenti, associate a informazioni che conosco. Non prendetele per buone, ma come spunto di riflessione per informarvi meglio.
In termini di tempo, se veramente la scelta di politica estera è stata fatta per controllare questo petrolio, il programma per farne arrivare "tanto" sul mercato non sarebbe di veloce attuazione, anche perchè creare poli di raffinazione in grado di portare da 3 a 100 i miliardi di euro di petrolio da esportare non le realizzi in due starnuti. Inoltre, se non fosse economicamente sensato renderlo di livello pari a quello della zona del mar rosso (o meglio ancora, quello libico, uno dei petroli a più basso tenore di zolfo del pianeta) probabilmente la concorrenza che farebbe non sarebbe così enorme, a meno di parlare del carburante per navi, che è tra i meno raffinati e che può essere anche ricco di ceneri e scorie, per quanto non sia la migliore idea per l'efficienza, pulizia dei motori, inquinamento.
Incrementare in modo sostanziale l'esportazione di greggio dal Venezuela, in ogni caso, complicherebbe la vita a diverse altre entità non per forza "amichevoli" alla zona stelle e strisce, riducendone il potenziale controvalore delle esportazioni pur non facendo nulla (se aumenti in modo sostanziale l'offerta del bene, i prezzi scendono).
In termini puramente industriali ed economici (quindi
senza tirare in ballo la politica, visto che è vietato farlo in questo forum) riuscirebbero ad abbassare i prezzi dei carburanti per trasporti navali, autotrazione, potenzialmente pure quelli aerei (si abbassa il prezzo della materia prima per raffinare il cherosene) rendendo ancora meno economicamente percorribile una transizione energetica distante dalla combustione del fossile ad incremento della CO2 emessa.
E contemporaneamente complicare economicamente la vita a più di un avversario estero.
Come detto dall'articolo, tuttavia, non è un piano per i prossimi 30 mesi, forse ce ne vorranno 50. (cioè 4 anni). Anche investendo una fraccata di soldi per la progettazione e la costruzione, occorre arrivare sul posto, iniziare a montare le cose e risolvere prima i problemi dell'installazione delle raffinerie (taccio sulle possibili puzzonate umanitarie ed ecologiche che riuscirebbero a combinare)
poi quelle di raffinazione, per portare quel greggio dall'essere complicato ad industrialmente praticabile.
Questo potenziale cambiamento del mercato dei combustibili fossili sarà in grado di cambiare l'inerzia della transizione energetica?
La risposta non è facile e veloce, da dare di fronte ad un buon bicchiere di qualcosa argomentando tra amici, perchè coinvolge (
a mio personale parere) più strati di azione e reazione.
Ci sono moltissime tecnologie energetiche che sono uscite dalla fase di ricerca e stanno andando verso una fase di industrializzazione. Da nuove chimiche di batterie (che tra le altre cose sono meno suscettibili di surriscaldamenti rispetto al litio), a nuove tecnologie di produzione di pannelli fotovoltaici (perovskite è il nome più interessante da almeno 4-5 anni) a miglioramenti sostanziali della gestione delle energie sia sui veicoli che sui sistemi di analisi e di risposta di erogazione energia. C'è il discorso dei datacenter che si vocifera debbano essere costruiti velocemente, molto grandi, energivori e produttori di calore, che stanno salando la coda della corsa al nucleare fissile in rampa installazione e realizzazione di nuovi impianti.
C'è la potenziale industrializzazione dei reattori SMR, in grado di essere posizionati con minori complicazioni ed infrastrutture vicino ai siti più energivori (ed in grado di lavorare comunque abbastana on-demand ed in modo sinergico ai consumi, grazie all'analisi predittiva dei consumi).
Sembrano ancora abbastanza distanti applicazioni industriali di produzione di energia a fusione (sia tecnicamente che economicamente).
Sembrano ancora non abbastanza efficaci (come rapporto costi-produzione) i sistemi che "succhiano" C02 dall'aria per inserirla assieme ad altre sostanze all'interno di un liquido (eFuel)
E per quanto possa sembrare sontuosamente scollegato dal discorso, una delle zone geografiche più integraliste per un futuro 100% elettrico per la mobilità privata, ha fatto una parziale marcia indietro (il 10% dei veicoli "non BEV" concessi dall'europa poche settimane fa).
Fino al punto precedente ho parlato di sensazioni personali sulle
tecnologie, sui
progetti e sulle aspettative di vedere "cose". Ma mancano le persone...
Scusate la divagazione politica...
Per 16 anni il primo ministro della germania è stato Helmut Kohl, dal 1982 sino al 1998. Tre volte presidente del consiglio europeo, dal 1973 al 1998 quando fu sconfitto alle elezioni, capo del suo partito.
Non ve lo cito per sport, ma per due cosa a cui ha contribuito in modo fondamentale: la riunificazione della DDR alla BRD, le due germanie in un unica repubblica federale, e il trattato di Maastricht del 1992.
Decidere di accollare su uno stato in buona salute, ma non fortissimo, una intera nazione vicina alla fame e da ricostruire industrialmente è qualcosa di enorme e spaventoso, non alla portata di chiunque sia in termini di convinzione di portare a termine (non per sè, per la nazione) una operazione simile ed esponendo a rischi enormi sia la propria carriera politica che il proprio paese. Peggio mi sento rendere ancora più salda e stretta la collaborazione con altre nazioni che, 40 anni prima, erano avversari in una letale battaglia all'ultimo sangue sul territorio europeo.
Si ma questo cosa c'entra?
Beh... i politici negli ultimi decenni sembrano talmente tanto orientati a risultati dei prossimi "cinque minuti" o "un paio d'ore" (cioè le successive elezioni) che è difficile vedere dalle nazioni una pianificazione talmente tanto a lungo termine come quella che ha avuto Kohl. Che sicuramente avrà pensato al proprio prestigio, ma trovo arduo vedere in scelte così difficili ed intense un piano di pura gloria personale.
E visto che persone con tale lungimiranza sono difficili da trovare negli ultimi decenni, sia nelle società che nelle istituzioni, mi domando...
A fronte di poter avere di nuovo
tanto petrolio a prezzi molto concorrenziali, quanti azionisti e AD/CEO di aziende preferiranno vedere un futuro più petrol-dipendente che energo-dipendente?
Le costrizioni normative hanno messo alla graticola tanti, e per quanto tanti denari per la ricerca tecnologica si sono spostati più lontano dal "bruciare cose", non hanno smesso,
anche solo per ridurre le emissioni inquinanti. Questo ha comportato un ulteriore miglioramento dell'efficienza (quanta energia riesco ad
usare buttandone via di meno in calore) ed una riduzione di inquinanti, per quanto non sempre con metodi efficaci.
Ultima parentesi di contesto storico-politica...
contesto.
Se volete cercare una crisi economica... guardate il prezzo del petrolio in quegli anni.... Fermandoci agli anni '10...
1973 - embargo Opec e conseguente triplicazione dei prezzi
1979 - scaramuccia Iran/Irak
1991 - The gulf quarrel
2003 - Invasione dell'Iraq
2007 - crash dei mercati finanziari (riduzione dei consumi dovuti alla depressione economica).
https://inflationdata.com/articles/inflation-adjusted-prices/historical-crude-oil-prices-table/
qui trovate le quotazioni al netto dell'inflazione del petrolio anno per anno.
Ora... non è che in senso stretto ci serve il petrolio, ma essendo un modo usatissimo tutt'ora per avere energia (che serve per fare
ogni cosa, incluso lo scrivervi questo noiosissimo post) se questo scende di prezzo, si possono rendere più economiche certe cose (tipo spedire da un lato all'altro del pianeta lastre d'acciaio per farle stampare dove costa meno). Se questo sale, tutto il meccanismo rallenta, mentre se il prezzo scende aumenta la possibilità di fare più soldi in tanti contesti.
Ridomando quindi...
A fronte di poter avere di nuovo tanto petrolio a prezzi molto concorrenziali,
quanti azionisti e AD/CEO di aziende preferiranno vedere un futuro più petrol-dipendente che energo-dipendente?
Finite le speculazioni, opinioni.
Non è detto che uno scenario di forti esportazioni di petrolio dal Venezuela accada. Spiace scriverlo, ma le vittorie in politica estera degli USA ecco... si fermano alla WWII, dopo si raccontano di aver vinto ma non è andata proprio così, ci sono molti gradienti.
E ritengo che lo sfruttare in modo simile l'energia solare, eolica, delle maree e non solo apra scenari che, grazie all'efficientamento, possono rendere questo rimbalzo di prezzi meno efficace, anche perchè... forse tardo, considerando i tempi che saranno necessari per rendere esportabile il petrolio venezuelano.
Ed in ogni caso, viste le convenienze per il bilancio dello stato, non vedo plausibile una riduzione rapida dei prezzi dei carburanti. Alla fine, la cosa che più importa a chi legge questo forum.