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Fiat Tipo (1988) - quattro chiacchere

Il cruscotto della versione DGT era bellissimo forse il più futuristico di tutte le auto nate negli anni 80'. Lo vidi quando ero bambino e ricordo ancora lo stupore.

Ma in un epoca presente dove molti cruscotti sono ormai composti da schermi digitali che simulano le lancette analogiche i cruscotti analogici per me rimangono bellissimi e anche quello (analogico) della Tipo non fa eccezione.

Ma la versione Turbo diesel aveva il manometrino del turbo?

Il manometrino del turbo in un cruscotto analogico é ció che da senso a un auto turbo purtroppo in molte auto turbo nuove diesel o benzina non ce ne é traccia! :(
 
Buonasera a tutti! Come accennavo qui, vi racconto la "strana storia" del colore della nostra prima Fiat Tipo di famiglia, auto di cui ho già parlato in apertura della discussione, la 1.7 diesel DGT immatricolata a fine luglio 1988.
Ho detto, forse più volte, che l'auto era di colore Grigio Quartz metallizzato, ma in realtà la tinta era più scura rispetto ad altre Tipo e ad altre Fiat coeve di quel colore. Ho vissuto per anni nella convinzione che fosse una caratteristica dei primissimi esemplari (considerate che la Tipo era in commercio da neanche un mese quando mio padre la ordinò), questo perché avevo completamente rimosso dalla mia memoria un evento importante, che per giunta si verificò per causa mia (anche se...), e che mi è tornato in mente grazie a un foglietto di carta su cui è riportato, a penna, un codice colore.

Riavvolgiamo il nastro fino all'autunno del 1988. La nostra Tipo, ritirata pochi mesi prima dal concessionario, era fiammante. Purtroppo, essendo più larga rispetto all'auto precedente (un Alfasud), dal cancello ci passava a stento e rigorosamente con gli specchietti ripiegati (e sì, la nostra aveva anche lo specchio destro -all'epoca optional- che mio padre trovava utilissimo avendolo già sperimentato sull'Alfetta di un conoscente). In tali condizioni operative degradate, il sottoscritto -9 anni compiuti all'epoca dei fatti- veniva promosso al ruolo di "manovatore": guardavo di qua, guardavo di la e casomai davo via libera a procedere.

Un bel giorno ('nsomma... mica tanto), autorizzai la manovra ma qualcosa andò storto e la portiera posteriore sinistra... zzzzzz... strisciò sul muro dell'ingresso.

Non vi dico quante storie e quante cazziate mi sono beccato per questa cosa, anche a distanza di mesi. Che poi, alla fine, si trattava solo di tre o quattro righine parallele sulla portiera, lunghe non più di 10 cm, che avevano, per fortuna, solo scalfito superficialmente la vernice.

Bon. Auto immediatamente dal carrozziere, perché mio padre tutto poteva sopportare tranne l'auto rovinata. Il carrozziere, basandosi sulla targhetta adesiva col codife colore, ha verniciato la parte graffiata ma, poco tempo dopo, contatta telefonicamente mio padre spiegandogli che... il colore è sbagliato. Non riesce a spiegarsi come sia possibile, ma di sicuro il colore della macchina non è il Grigio Quartz indicato sulla targhetta. Intanto restituisce la Tipo a mio padre, con la promessa che ne sarebbe venuto a capo.
Promessa mantenuta: dopo pochi giorni il carrozziere chiede a mio padre di riportargli l'auto perché, con tutta probabilità, aveva individuato il colore corretto. In effetti, al di la di una verniciatura non impeccabile a causa di alcune micro impurità depositate sulla superficie, il colore stavolta è giusto.
La denominazione e il codice vengono segnati su un foglietto di carta, quel foglietto che ho rinvenuto qualche tempo fa nelle carpette che mio padre teneva per ogni mezzo e che, come dicevo, mi ha "sbloccato" il ricordo di tutta questa storia.
Sul foglietto c'è scritto: "cod 681 - Ardesia metallizzato".

Fin quì è già evidente che l'auto ordinata color Grigio Quartz è arrivata color Grigio Ardesia, malgrado la targhetta adesiva indicasse correttamente... il colore sbagliato. Ma c'è di più: all'epoca i toni di colore dei rivestimenti interni per l'allestimento DGT potevano essere tre, a seconda del colore carrozzeria: grigio, blu, marrone.
Con carrozzeria color Grigio Ardesia venivano accoppiati interni di colore grigio, con carrozzeria Grigio Quartz erano di colore blu. Indovinate di che colore erano i rivestimenti della nostra Tipo... Esatto, erano blu.

Riepilogando, la nostra Tipo era... unica.
Difficile stabilire quale sia stato il motivo dello sbaglio, forse le nuove linee di produzione iper tecnologiche (per l'epoca), realizzate apposta per costruire le Tipo, avevano bisogno di... rodaggio.
Oppure <<Dotto' qua amo finito er grigio quarzo. Me sa che dovemo fermà a produzione. Come dice? E famo de n'artro colore?>>

Ps: alcuni mesi dopo il tragico incontro tra il muro e la portiera della Tipo, mio padre decise di fare allargare il carrabile, sfruttando al millimetro tutto lo spazio disponibile. La Tipo ci passava a stento lo stesso, ma almeno gli specchietti potevano restare in posizione, rendendo superfluo il ruolo del "manovratore". Esperienza breve ma intensa...
 
I ricordi, nel bene o nel male, sono ricordi, ogni tanto si affacciano..... il tuo bellissimo
 
@buonsm riguardo la storia che hai citato: all'epoca, cioè negli anni 80' e fino a metà anni 90' si usavano vernici a solvente e sui colori non metallizzati vernici a lucido diretto. Le vernici a lucido diretto non hanno il trasparente, una volta tutti i colori pastello erano a lucido diretto e a solvente! Ora anche i colori pastello in realtà hanno la base opaca (ma pastello) e sopra il trasparente come i colori metallizzati.

I colori a lucido diretto a mio avviso sono molto più facili da dare nei ritocchi rispetto ai metallizzati perchè la sfumatura viene molto più facile!

Comunque per fartela breve ho fatto riveniciare la mia RX7 nel 2015 poche settimane dopo averla portata dalla Francia, addirittura prima di re immatricolarla in italia. Ovviamente con il suo colore bianco pastello a lucido diretto e ovviamente con vernice a solvente (alla fine i carrozzieri sotto banco lo fanno lo stesso anche se è illegale). Sono passati 10 anni!

Nel frattempo oltre che un discreto meccanico quale sono (chi loda si imbroda :Happy:) sono diventato anche un discreto carrozziere (chi si loda si imbroda bis :Happy::Happy:) non per questioni economiche ma perchè il fermo macchina per portare l'auto dal carrozziere per tirare via qualche segnetto mi dà sui nervi! E poi appunto vale il detto........il lavoro migliore del mondo (incluso gli sbagli) è il proprio......ma soprattuto mi piace "smanettare" e fare le cose da me (fatte bene).....è il mio hobby!!!

Per fartela breve dovevo riparare una scheggiatura sulla vernice della RX7, lavoro semplice mi dicevo. Ho una pistola IWATA da carrozzeria dal valore di 600euro che avevo già usato! Ma visto che conosco i miei polli non mi sono limitato ad andare al colorificio per farmi fare il colore con il codice colore della macchina (Mazda UC). Ho preferito andare al colorificio oltre che con il codice colore, con lo sportellino del bocchettone del carburante e ho fatto fare una lettura del colore con lo spettrofotometro e come immaginavo (avevo questa sensazione) il colore è leggermente "virato" dall'originale in 10 anni!

E non era un effetto placebo quando mi sembrava che su certe luci il colore fosse virato leggerissimamente sul giallo (è un bianco lucido)! L'auto in questi anni è stata rimessata ma ha preso anche sole anche se non tantissimo!

Mi hanno detto che il cambio colore della vernice può essere causato da vari fattori, uno di questi, quello principale il sole ma anche un rapporto con il catalizzatore e diluente errato!

Fatto sta che anche con il colore del colorificio che era la stessa tinta rilevata sulla macchina con lo strumento spettrofotometro ho dovuto sfumare! Un occhio esperto, cioè un carrozziere forse la mia sfumatura la nota leggermente, un occhio comune no!

Comunque morale della favola: ogni auto dopo 15/20 anni ha una colorazione "unica" non prevista dalla fabbrica perchè il colore causa agenti atmosferici/sole o rapporti di catalizzazione/diluente nella verniciatura tende anche se in modo lieve a cambiare nel viraggio!
Messaggio doppio unito:

Riguardo a quello che dicevo nel post sopra: qui nelle foto lo "spolierino" Fyralip che ho verniciato personalmente e installato 2 mesi fa sulla mia RX7. Vernice con il rilevamento che dicevo ma diluita con il diluente polivamente per vernici anzichè con il diluente alla nitro! Come potete vedere il colore cambia sensibilmente anche cambiando diluente!

Ho voluto dargli "volutamente" un colore con un viraggio leggermente più bianco per far risaltare lo spoilerino che altrimenti non si sarebbe notato molto!

Sempre come potete vedere dalle foto, non è un effetto ottico dato dalle luci, la vernice originale vira davvero verso il giallognolo (putroppo)!
Per citare Aldo Giovanni e Giacomo: con 30 euro (30 mila lire) il carrozziere fai da te cioè io la verniciava meglio anzichè dare 1 millata e mezzo alle ortiche! :Angelic:
 

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Situazione completamente diversa la tua. Nel caso che ho raccontato il colore non aveva subìto un viraggio (l'auto era praticamente nuova) bensì, molto più banalmente, in fabbrica l'avevano verniciata di un colore diverso. Di conseguenza l'accoppiamento colore carrozzeria/colore interni era diverso da quello previsto.

Tra l'altro, con la prima semplificazione/riorganizzazione delle colorazioni avvenuta nel tardo 1989, il Grigio Ardesia 681 sparì dalla tavolozza ordinaria, venendo utilizzato solo per alcune versioni speciali destinate all'estero. Una di queste, basata su un allestimento AGT ben farcito di optional, è denominata proprio "Ardesia".
 
@buonsm ma era un metallizzato o pastello? Comunque pensa i collezionistii almeno "certi" collezionisti hanno lo strumento per verificare lo spessore della vernice. Alcuni collezionisti preferiscono un conservato anche se la vernice è rovinata! Se l'auto viene riverniciata anche se il lavoro è eseguito a regola d'arte fa perdere valore, anche se minimo, all'auto! Io personalmente preferisco avere un auto d'epoca che si presenta perfettamente che un conservato rovinato! Tanto non ho intenzione di rivenderla...

Ma poi non ho capito: quella originale della tua famiglia l'hai venduta? E hai comprato la Tipo rossa del 1993 che c'è nella foto del tuo avatar?

Edit: ho riletto il primo tuo post della discussione e ho trovato la risposta su quella originale del 1988! Ma quella rossa dell'Avatar del 1993 la possiedi ancora?
 
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Quella rossa dell'avatar purtroppo non l'ho mai avuta: è una foto presa da una rivista dell'epoca.
Mio padre ha avuto la 1.7 diesel dell'88 (quella col "colore sbagliato"), permutata per una 1.6 benzina a carburatore nel '92, che abbiamo (s)venduto quando mio padre è venuto a mancare, nel 2004. Scelta di cui ho avuto tutto il tempo di pentirmi, ma io all'epoca avevo già la mia macchina, che per giunta usavo solo quando tornavo a casa, una volta al mese, in quanto vivevo a 1300 km di distanza.

Nel 2022 ho "recuperato" acquistando questa, una 1.6 benzina catalizzata praticamente identica a quella di mio padre, tranne che per la strumentazione digitale e i fendinebbia (quella di mio padre aveva il quadro analogico e i fendinebbia non li aveva) e, ovviamente, per il diverso impianto di alimentazione.
 
@buonsm bellissima! Forse l'avevo già scritto in questa discussione qualche pagina fa ma........la prima volta che ho visto la strumentazione di una tipo DGT ero un bimbo e già allora appassionato di auto.....mi è sembrata fantascienza rispetto agli altri cruscotti che avevo visto fino ad allora, era veramente bellissima!

Poi negli anni 80' la qualità delle auto soprattutto FIAT era alta anche se ho letto che i cruscotti DGT con il tempo tendono a rompersi lasciando l'auto sotto al sole con il calore!
 
Sfondi una porta aperta... Nell'agosto del 1988, quando andammo con mio padre a ritirare la fiammante Tipo col cruscotto digitale io avevo appena compiuto 9 anni. In realtà non era la prima che vedevo (avevo già visto dal vivo la strumentazione della Uno SX) ed ero un po' deluso dal fatto che fosse semplificata rispetto a quelle di altre motorizzazioni (non aveva il contagiri), ma sapere che stava nella "mia" macchina mi gasava eccome!
La Tipo che ho adesso ha il quadro digitale (completo di contagiri, finalmente!) ma a dire il vero è stato un caso.

Sulla qualità Fiat degli anni '80, beh... non vorrei mettere in moto la solita polemica dove poi si finisce a perdere il confine tra mito e realtà, ma non me la sento di definirla alta, almeno per quanto riguarda la Tipo. E' stata un'auto onesta, probabilmente migliore di come la dipingevano gli esterofili-integralisti, ma certi "vizietti" tipicamente Fiat li aveva.

Per quanto i cruscotti, se ti riferisci ai quadri strumenti digitali, inizialmente venivano forniti da due aziende. Quelli di uno dei due fornitori risultavano essere piuttosto cagionevoli, a prescindere dal sole. Forse non è un caso se, per i lotti successivi, l'altra azienda rimase l'unico fornitore di Fiat per i quadri digitali di Tipo e Tempra.
Poi, che abbiano qualche limite progettuale... ma quello è un altro paio di maniche.
 
La Tipo è stata la prima vera Fiat moderna, e lo dimostra il fatto che tutte le sopravvissute sino ad oggi di ruggine ne hanno pochina.
Ogni cosa prodotta prima della Tipo era fatta di ferraccio difeso con spiccioli e sputi. Per assurdo, le scocche delle Arna erano fatte di gran lunga meglio, metallurgicamente.
 
La tipo di mio zio aveva la lancetta del consumometro ;strumento presente anche sulla mia regata week-end 100 S - IE
 
Sulla qualità Fiat degli anni '80, beh... non vorrei mettere in moto la solita polemica dove poi si finisce a perdere il confine tra mito e realtà, ma non me la sento di definirla alta, almeno per quanto riguarda la Tipo. E' stata un'auto onesta, probabilmente migliore di come la dipingevano gli esterofili-integralisti, ma certi "vizietti" tipicamente Fiat li aveva.

Per quanto i cruscotti, se ti riferisci ai quadri strumenti digitali, inizialmente venivano forniti da due aziende. Quelli di uno dei due fornitori risultavano essere piuttosto cagionevoli, a prescindere dal sole. Forse non è un caso se, per i lotti successivi, l'altra azienda rimase l'unico fornitore di Fiat per i quadri digitali di Tipo e Tempra.
Poi, che abbiano qualche limite progettuale... ma quello è un altro paio di maniche.

Sui motori, forse non su tutto il resto la qualità era alta.

Anni fa ho lavorato come ricercatore in una università italiana che collaborava con Ferrari. Un docente di meccanica agli alunni del corso faceva il paragone tra una biella di un motore Fire della Fiat Uno degli anni 80' e una biella di un motore di una Panda moderna evidenziando il fatto che nei motori moderni c'è meno materiale, questo sia in ottica di riduzione dei costi sia perchè il sovradimensionamento nella progettazione dei motori moderni è cambiato: una volta il sovradimensionamento era molto molto oltre la potenza e la coppia di serie erogata dal motore, oggi il sovradimensionamento si è ridotto molto!

Per questo un motore, anche se parliamo del mondo giapponese come il 2JZ montato sulle Supra può arrivare a 1000cv con quasi nessuna modifica, tutta una questione di sovradimensionamento!

Comunque generalmente a meno di "sfondoni" progettuali i motori degli anni 80' avevano una qualità meccanica più elevata di quelli moderni e infatti la percorrenza massima si è accorciata per questioni di obsolescenza programmata (non su tutti i marchi).
 
Quella rossa dell'avatar purtroppo non l'ho mai avuta:
Ricordo che quando venne messa in produzione la Tipo 2.0 16V. ( io ero ragazzetto ) era molto bella. Una volta ne vedemmo una da vicino: si notava subito che era una vettura dall'aspetto " moderno " per l'epoca. Gli interni erano curati, rispetto a molte altre vetture dell'epoca, la presenza delle minigonne, gli stop differenti dalle Tipo " normali ", i cerchi ( diamantati ? ) molto belli ed eleganti e di un diametro ( 15" ) che " iniziava " ad essere " congruo " su vetture di quel genere. Si notava la grandezza maggiore, dei cerchi, delle berline - hatchback medie dell'epoca: sulla Dedra ( una 2.0 I.E. ) avevamo i cerchi da 14", mentre sarebbero stati più adatti i cerchi da 15" , montati solo sulla Dedra Turbo e sulla Dedra Integrale.
Oggi sulla Grande Punto ho, di serie, i cerchi da 15"....con una motorizzazione 1.400 16V. .....mentre sulla Panda che avevamo ( una 1.3 Multijet ) erano presenti i cerchi da 14". Al contrario, sulla Punto Sporting ( 1.242 16V. ) erano presenti cerchi da 14" con stessa gommatura che avevamo sulla Dedra.
Certo è che la 131 aveva di " serie " i cerchioni da 13".....mentre erano previsti i cerchi in lega ( della Cromodora ) da 14".....il Top !.....:Happy::Woot:.

E poi ora sulla Tipo sono presenti, di serie, i cerchi da 16" ( anche con motorizzazione 1.3 multijet ), mentre come optional si arriva anche ai 18" ....:Woot:......
 
Una cosa è sicura: la Tipo moderna non ha nulla a che vedere con la "leggendaria" prima Tipo!
Mettono nomi per rilanciare un auto semplicemente pensando che il nome attiri.......come hanno riusato il nome "Delta"......uno sputo, un insulto eppure......ne vendono quindi funziona!

(Ah in merito a quanto scritto sopra: voci di corridoio dicono che forse ci sarà una prossima Mazda RX7 con motore rotativo Wankel forse dal 2027.......sempre voci di corridoio spero non confermate dicono che il motore Wankel servirà solo come generatore di corrente per le batterie e il motore elettrico come avviene per la Mazda MX30 range extender.........oppure altra ipotesi è che montino un motore a pistoni convenzionale-...........in entrambi i casi la chiameranno lo stesso RX7.......ma si può??? ):mad::febbre:???
 
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La tipo di mio zio aveva la lancetta del consumometro ;strumento presente anche sulla mia regata week-end 100 S - IE
Pure la mia ce l'ha, anche non è scenografico come quello analogico.

@Venturer il discorso è molto ampio e non si può certo ridurre a una biella, per quanto sia d'accordo sul fatto che Fiat i motori li sapeva fare.
Quando parlo di qualità Io mi riferisco al prodotto -automobile in questo caso- nel suo insieme. Tutto fa media insomma.
Per quanto riguarda il nome invece, che dire? Sono super d'accordo con te, per due motivi.
In primis sta cosa di riciclare i nomi a me suona triste, la percepisco un po' come carenza di creatività, un po' come voler valorizzare un prodotto che di valore intrinseco ne ha poco. Non voglio dire che sia così, ma io la vedo così. Esempio banale: se l'ultima Giulietta si fosse chiamata Alfa 940 m'avrebbe fatto sbavare lo stesso.
In secundis, questo fatto aggiunge confusione quando si ha necessità di identificare con precisione il modello, ad esempio per l'acquisto di ricambi. Personalmente non mi tange perché li cercherei per Fiat Tempra (complessivamente le parti diverse rispetto alla Tipo non sono molte e il numero scende quasi a zero se ci riferiamo alla meccanica), però...

@Palio16V. la Tipo usciva di serie coi cerchi da 13" e gomme 165/70.
Al lancio solo la Tds aveva di serie cerchi da 14", senza neppure la possibilità di averli in lega, e pensa che per le motorizzazioni meno prestanti (1.1 Fire e 1.7 diesel) neppure erano omologati. Sono diventati di serie su tutta la gamma, in acciaio o in lega, solo nel '93, in occasione del restyling.
I cerchi da 15" invece erano solo per le 2.0 16v.
 
Sul fatto che Fiat sapesse costruire i motori beh... Vi invito a leggere il libro di Giacosa. Secondo me cambiereste parecchio idea.

Nel massimo rispetto delle opinioni di tutti, nonostante siano finiti fuori dalle linee del gruppo fiat anche prodotti molto affidabili, non può essere possibile che il motore migliore di un gruppo per longevità è quello composto da meno pezzi. Oggettivamente ed ingegneristicamente ha senso, alla luce dei fatti dice solo che meno pezzi ci sono meno si possono rompere. Non ha senso.
Se volete vedere motori intrinsecamente longevi, i giapponesi. Sempre e comunque.

Sui nomi delle auto: il gruppo è stato una banderuola, forse a parte Citroen.
Ha avuto i numeri, poi i nomi, poi ha cambiato i nomi, poi li ha riciclati. Rispetto la scelta di VW che ha inventato nomi ma li ha tenuti per decenni, permettendo una sorta di sotto-marchio nel nome del modello stesso.
Citroen ha avuto 3 fasi, che ho seguito meglio, cominciate da poco prima che io venissi al mondo.
*X, dalla A per la segmento A sino alla C (forse quasi D, in certe motorizzazioni), poi ha fatto il moonsault ZX, XM e nomi che cominciavano con la X (onestamente poco indovinata per me), da fine anni 2000 è passato alle C, anche se ormai l'ammiraglia è sparita e non tornerà mai più. Citando qualcuno molto più competente di me, che lo ha applicato dove già faceva parte dell'identità aziendale, creare una filosofia di gruppo per il marketing ed il prodotto fa spendere molti meno soldi, inclusi i nomi (mi riferisco a Walter Da Silva).
E citando nuovamente persone più competenti di me che in Fiat ci hanno lavorato, gli investimenti industriali più corposi ad inizio vita di un modello si sarebbero potuti rivelari molto più riutilizzabili a lungo termine perchè trasferiti sui modelli più piccoli, invece che contenere al più possibile gli investimenti industriali senza realmente innovare il prodotto.

Poi per carità... Quando sono arriviati i progetti ed i prodotti di persone d'industria competenti i risultati commerciali sono arrivati con "poco" sforzo. Chissà se l'automotive in italia sarebbe in questo stato con un Ghidella sulla tolda di Fiat Auto (o del gruppo intero) sino alla pensione.
Tra i prodotti ci metto il Fire ed Unijet (come si chiamò all'inizio). Però venne dato a Bosch, e non a Marelli, da industrializzare...
 
@Venturer il discorso è molto ampio e non si può certo ridurre a una biella, per quanto sia d'accordo sul fatto che Fiat i motori li sapeva fare.
Quando parlo di qualità Io mi riferisco al prodotto -automobile in questo caso- nel suo insieme. Tutto fa media insomma.

@buonsm Beh questo a cui ti riferisci è ovvio. Ma tu pensa, faccio l'esempio della mia Mazda Rx7 che nel 1991 costava poco più di 70 milioni di lire (poco più di 7 Fiat Panda per intenderci) e 20 milioni in meno rispetto al modello base di Ferrari.....sulla meccanica del motore Wankel niente da dire e anche su tutto il resto della meccanica.......ma la qualità delle plastiche era scarsa! Tanto che, vero che sono passati più di 40 anni ma devo stare attento con le plastiche, soprattutto i blocchi di incastro che si stanno letteralmente sbriciolando se li tocco.
Penso sia una cosa comunque anche su altri marchi appunto come Ferrari per le auto di quegli anni....

@Pike
Sui Giapponesi sempre niente da dire ma pensa che anche su marchio con il "blasone" di Toyota ultimamente di cappellate ne ha fatte! L'ultimo motore senza richiami, mi sono andato a leggere le schede è stato il 1.3/1.5 del mio Daihatsu Terios progettato in joint venture con Daihatsu/Toyota. Poi è stato un continuo di richiami sui motori!
Sul fatto che meno pezzi ci sono in un motore meno si rompono (grande Henry Ford) è vero nella misura in cui la componentistica è di bassa qualità. I problemi ce li hai spesso sui sensori e sull'elettronica più che sulla meccanica, sempre se il motore è progettato bene.
 
Ci sono molti, molti motivi per fare un richiamo.
Ed in ogni caso, come succede per gli pneumatici ed altre componenti, non si manda a banco un prototipo prima che il "digital twin" in progettazione abbia dato buoni risultati su più punti.

Un passo ulteriore, e concludo l'OT...
E' vero che senza elettronica ormai un motore non esiste più come componente di un'automobile, ma non cambia la sostanza che a volte l'azienda progetta alcune cose e per altre si affida a componenti terzi (con relative garanzie di affidabilità e tenuta nel tempo).
Surdimensionare un componente (tecnica usata tantissimo da parte dell'ingegneria statunitense) è qualcosa che intanto si porta via peso (quindi consumi), fornisce spesso più materiale che da' una maggiore resistenza meccanica, ma che non sempre è utile al veicolo. Io resto particolarmente allergico ai coperchi valvole in materiale plastico, ma a meno di un motore particolarmente rovente (che li fa diventare fragili) che ha una minore dispersione termica, non ha esattamente nessun vantaggio meccanico sul motore.
Una biella più leggera (posto di saperla progettare per resistere alle sollecitazioni del motore) si sentirà per tutta la durata del motore nella prontezza di cambio di giri ed in una minore inerzia di movimento, quindi con consumi ridotti (ma anche con una diversa coppia motrice, visto che non c'è più di tanta inerzia da cedere al rilascio).

Questo, in sintesi, per dire che il motori, come tanti altri componenti dell'auto, sono sempre più dei sottosistemi che son composte da tante parti, certamente non tutte provenienti dal costruttore, e che sono affidabili quanto il componente meno affidabile che vi è all'interno.
"Ciò che non c'è non si può rompere" resta vero, ma non da oggi sono necessari centinaia di componenti in più per fare un veicolo.

Si arriverà a semplificare la distinta base per un'auto dalla A alla Z? Basta guardare le giapponesine fatte in cekia: progettando in modo abbastanza approfondito si riducono i componenti, ma le rese in termini di soddisfazione assoluta del cliente sono inferiori ed ogni componente, facendo spesso "più cose", quando si guasta crea problemi a più funzioni.
 
@Pike


Argomento trito e ritrito, forse questo video è già stato postato in questo forum forse da me (non ricordo):

Test ufficiale della Castrol con l'auto più chilometrata al mondo (per quanto riguarda il rilevamento "ufficiale): 5 milioni di chilometri! Dal test è emerso che i pistoni e altri componenti del motore sono originali e hanno percorso veramente.......5 milioni di chilometri!

Nel video viene rimarcato il fatto che è sempre stato usato olio Castrol GTX, quindi una grande vetrina pubblicitaria per Castrol ma questo non toglie che quel motore è stato progettato in un epoca dove decisamente l'obsolescenza programmata non veniva presa in considerazione (il concetto in realtà esiste dai primi del 900' con le lampadine e il nylon delle calze).
Motori con un "sovradimensionamento" corretto!
E ovviamente.........zero elettronica! Leggevo una discussione che per quanto riguarda le auto d'epoca dagli anni 80' in poi tra 50/60 70 anni.......quando cederanno le centraline elettroniche a meno di trovare una ditta specializzata che le rigenera (possibile che per questo settore ne nascano molte tra tanti anni sempre se ci sarà ancora la benzina) queste diventeranno dei grandi soprammobili!


Ti faccio solo l'esempio della mia Honda CX 500 Turbo che ho voluto regalarmi a natale, tra i tanti primati oltre il turbo c'è l'elettronica e per quanto l'elettronica e "parte" dei sensori siano affidabilissimi e funzionino bene dopo 43 anni ho voluto prendere la CX 500 Turbo e non la CX 650 turbo proprio perchè era più complessa e complicata della CX 650 turbo che è uscita dopo (per una persona normale una martellata sugli "zebedei" per me arte motoristica).

Uno dei componenti più delicati e problematici della CX 500 Turbo è la valvola automatica del minimo: la CX 500 Turbo è stata la prima moto della storia ad avere lo starter automatico. Ma è stato un sistema che ha dato problemi perchè ha una valvola riscaldata da un termistore percorsa dal liquido di raffreddamento del motore con una lamella bimetallica che varia di forma all'aumentare della temperatura e collegata alla ECU - centralina motore che diminuisce l'arricchimento man mano che la valvola si chiude! Queste valvole saltavano nella parte del termistore e si otturavano per questo sulla CX 650 Turbo che è uscita 1 anno dopo (1983) hanno rimesso la levetta classica dell'aria come anche sulle altre moto turbo giapponesi del periodo!
Il dettaglio di questa "complicazione" mi fa impazzire come "nerd" dei motori! Putroppo se si guasta.......un gran problema (e forse succederà)......ovviamente la valvola non è più prodotta e non si trovano più ricambi, bisogna fare una modifica per portare l'aria manuale ma la moto viene snaturata!
Per fortuna nella mentalità di Honda negli anni 80' non esisteva appunto il concetto di obsolescenza programmata!
 
Ultima modifica:
Test ufficiale della Castrol con l'auto più chilometrata al mondo (per quanto riguarda il rilevamento "ufficiale): 5 milioni di chilometri! Dal test è emerso che i pistoni e altri componenti del motore sono originali e hanno percorso veramente.......5 milioni di chilometri!

Motori con un "sovradimensionamento" corretto!
Io capisco che tu lo metta tra virgolette... ma ci arrivi penso da solo, senza che io lo sottolinei, che non puoi sovradimensionare i componenti che scorrono e ruotano, se no diventa una petroliera d'olio quel motore. Accoppiamenti laschi riempiti con tanto olio? Non penso.
Motore sottopotenziato (1.8 di cilindrata, 95cv nella prima incarnazione) albero a camme laterale e... manutenzione? La coeva Alfa 1750 con doppio albero a camme in testa tirava fuori 120cv circa!

Ora... ok il guinnes dei primati (che non glielo toglie nessuno) ok il fatto che il motore non era fatto di ghisa di riciclo come diversi prodotti made in Torino... Ma quella Volvo è un esemplare: è come dire che tutti i giamaicani sono velocissimi a correre perchè abbiamo avuto quel fenomeno di Usain Bolt, ragionamento induttivo che non sta su manco con i piloni dei ponti strallati. Ed è durato così tanto per bontà dei materiali, non per sovradimensionamento.
 
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